Il continuo progresso tecnologico e l’impiego di capitali in
manovre speculative stanno sempre più riducendo i posti di lavoro; è ormai
palese che il lavoro non è più un elemento fondamentale nel processo di creazione
di ricchezza. E, paradossalmente, il sogno dell’uomo della liberazione dal lavoro,
si sta trasformando in un incubo. L’uomo odierno soffre di “alienazione da
lavoro”, si appiattisce completamente nella sua attività lavorativa, quasi come
se questa fosse divenuta l’unico indicatore della riconoscibilità di un essere
umano all’interno di un sistema dove le persone assumono sempre meno
importanza.
Premesso che riteniamo che il lavoro non deve assumere un
ruolo così importante nella vita delle persone e che dovrebbe essere garantita
a ognuno la possibilità di vivere senza lavorare, le nostre proposte
principalmente sono finalizzate a:
- una serie di riforme economiche che consentano il
PASSAGGIO GRADUALE DAL LAVORO COME PRODUZIONE (che mira solo a una crescita
esponenziale senza ragione e senza perché) AL LAVORO COME SERVIZIO, dove la
produzione non è finalizzata solo ai beni e alle merci, ma è anche erogazione
di tempo, di cura, di relazione.
Inoltre, di fronte allo scenario attuale, dove le grandi
company fagocitano le piccole aziende, dove il “grande capitale”, dopo aver privatizzato
gli enti, si sostituisce allo stato come fornitore di servizi mettendo la gente
in una condizione di precarietà, proponiamo:
- LEGGE SULLA PROPRIETÀ DEI LAVORATORI NELL’IMPRESA, per consentire
l'accesso dei lavoratori alla proprietà dell'azienda per prendere parte alle decisioni.
- LEGGE SULLA SPECULAZIONE, per riportare i capitali nelle
aziende invece di vederli finire nella speculazione.
- LEGGE PER IL REDDITO SOCIALE, per garantire a tutti coloro
che sono stati espulsi dal mercato del lavoro o non riusciranno mai ad entrarvi,
un livello di vita degno di tale nome.
Lo Stato nazionale moderno è in crisi, in Italia come nel
resto del mondo, schiacciato come è il suo ruolo tra gli interessi del capitale
finanziario internazionale, che trovano più facile tutela nelle strutture
sovranazionali (Unione Europea) e l’emergere della sempre maggiore richiesta di
autonomia da parte delle istanze territoriali. Gli umanisti sono a favore del massimo decentramento reale,
affiancando lo spostamento di poteri dal centro agli enti locali, con
meccanismi di partecipazione della base sociale ai processi decisionali
(consultazioni popolare, referendum propositivi, iniziativa popolare nella
proposta di leggi e regolamenti, informazione capillare e facilmente accessibile, mezzi di
informazione a livello locale - radio, televisione, giornali, ecc. - che
garantiscano la diffusione delle informazioni provenienti dalla stessa base
sociale). In una piena visione federalista, che prevede il
decentramento anche del potere legislativo e giudiziario, lo Stato deve
garantire, su tutto il territorio nazionale, l’esercizio dei diritti
fondamentali di tutti i cittadini in modo uniforme e assicurare lo sviluppo
armonico di tutte le regioni, spostando risorse dalle zone a più alto reddito a
quelle più svantaggiate attraverso un fondo nazionale “di solidarietà”.
I meccanismi della
democrazia È ora di dare piena attuazione alla Costituzione italiana,
che prevede principi di democrazia e di partecipazione reale, abolendo tutte le
leggi incostituzionali (leggi elettorali, leggi sul finanziamento pubblico dei
partiti, legge sulla stampa, legge sulla radiodiffusione, ecc.) che limitano il
potere di decidere e di partecipare dei cittadini.
Occorre:
- una legge sulla responsabilità politica, che obbliga gli
eletti a rendere conto del loro operato agli elettori;
- la possibilità di presentare liste di candidati a tutti i
partiti legalmente costituiti senza alcun ulteriore requisito;
- un meccanismo elettorale che rispecchi al massimo la
volontà degli elettori, quindi proporzionale con l’abolizione di qualsiasi
forma di premio di maggioranza, integrato da una legge sulla responsabilità
politica;
- per l’elezione del Parlamento europeo un analogo
meccanismo, uguale in tutti i paesi, con la possibilità di presentare una unica
lista europea che sommi i consensi espressi in tutti i paesi;
- ampliare gli strumenti di democrazia diretta prevedendo
anche il referendum propositivo e imponendo al Parlamento di discutere le leggi
di iniziativa popolare in seduta pubblica;
- finanziamento dei partiti politici esclusivamente attraverso
strutture (locali, sale per convegni, strumenti informatici, ecc.) e servizi
(comunicazioni telefoniche e postali, servizi di trasporto, stampa di materiali
di diffusione, spazi nei mezzi di comunicazione, ecc.) commisurati unicamente
all’attività svolta;
- abolizione di ogni forma di autorizzazione e/o restrizione
alla libertà di stampa e di espressione;
- edizione di giornali a carico dello Stato, della regione e
del comune, nel quale sia garantito uguale spazio a tutte le formazioni sociali
e politiche attive sul territorio;
- istituzione di radio e televisioni pubbliche a
livello nazionale, regionale e comunale che garantiscano uguale spazio a tutte
le formazioni sociali e politiche attive sul territorio.
Alla diffusa sensazione di insicurezza derivante dalla
progressiva eliminazione di tutte le sicurezze relative alla vita presente e
futura di ogni cittadino (il lavoro, la sanità, la pensione, l’istruzione,
ecc.) si risponde esaltando, come causa primaria dell’insicurezza vissuta dai
cittadini, la microcriminalità.
Lo Stato nazionale, dopo aver abdicato alle altre funzioni
relative al benessere della popolazione (subordinate al risanamento del
bilancio, alla libera circolazione dei capitali, alla competitività delle
imprese e alla libertà di impresa), riduce il concetto di sicurezza a quello di
ordine pubblico, adottando misure repressive ed aumenti delle pene nei
confronti della delinquenza comune, mentre la grande delinquenza, la
criminalità organizzata, italiana e straniera, i grandi criminali continuano a
circolare liberamente e ad accumulare capitali, favoriti da un sistema
giurisdizionale che garantisce loro l’impunità.
Occorre innanzitutto “spostare” l’attenzione dalla micro
alla macro-criminalità e concentrare l’azione delle forze di polizia nei
confronti di quest’ultima. Per combattere seriamente la grande criminalità sono
inoltre necessarie misure che non attengono direttamente al campo dell’ordine
pubblico, ma sono funzionali alla prevenzione e all’individuazione dei reati:
- l’eliminazione del segreto bancario e dei paradisi fiscali
per contrastare il riciclaggio di denaro “sporco” proveniente dal traffico di
droga, dal commercio illegale di armi, ecc.;
- l’istituzione di banche municipali senza interessi (con
l’applicazione di un saggio minimo corrispondente alla pura copertura delle
spese di gestione) per combattere l’usura;
- la riforma del processo civile, del processo penale e
dell’ordinamento giudiziario che acceleri i tempi della giustizia e non lasci
impuniti i reati più gravi.
Rispetto alla microcriminalità, la repressione e l’aumento
della pena non sono certo idonei a ristabilire “l’ordine sociale”, se l’origine
della microcriminalità è legata all’aumento dell’emarginazione e
dell’esclusione sociale. Occorre dunque garantire a tutti gli inoccupati un
reddito sociale di base, unitamente ad un impegno globale al fine di ridurre ed
eliminare tutti i fattori, di qualsiasi natura, che possano determinare esclusione
sociale.
Gli umanisti propongono di
rovesciare l'attuale approccio repressivo, per cui l'immigrazione è vista come
un problema di ordine pubblico e di adottare invece un'impostazione basata sui
diritti umani, sull’apertura delle frontiere e sull'accoglienza.
Tale politica servirà, tra l'altro,
a colpire le organizzazioni criminali che oggi si arricchiscono sulla pelle dei
disperati in fuga dalla miseria e dalla guerra.
L'immigrazione non è una minaccia
per la società, ma un'occasione di arricchimento e comunicazione tra culture
diverse.
Le prime misure da adottare
riguardano:
- la regolarizzazione di tutti i
residenti di fatto;
- la chiusura dei Centri di
Permanenza per i Rimpatri, che nei fatti sono centri di detenzione;
- l’organizzazione in tutte le
città di “residenze di accoglienza”, dotate di centri di informazione e di
assistenza sanitaria;
- il trasferimento delle competenze
in materia dal Ministero dell’interno ad un istituendo Ministero dei diritti
umani.
- l’apertura delle frontiere, anche
come strumento per combattere la criminalità;
- la destinazione del 2% reale del
PIL all’aiuto ai Paesi d’origine dell’immigrazione.
L’uomo di oggi – l’uomo occidentale - si presenta ricco di strumenti ma povero di fini e di valori. Le conseguenze di ciò sono evidenti:
- il progresso scientifico viene misurato in termini di prestazioni di macchine, prescindendo dalla valutazione dei bisogni individuali e collettivi coinvolti;
- la produzione tende a essere finalizzata a se stessa nella ripetizione di modelli meramente quantitativi. Da un lato mai come oggi l’umanità ha potuto disporre di risorse materiali e di un potenziale tecnologico tanto cospicui, dall’altro la gestione incoerente di questo enorme patrimonio di ricchezza può procurare una mole di costi e di sofferenze, per il vivere individuale e collettivo, superiore ai benefici immediati apparenti;
- la finanza guida i processi di globalizzazione. Il volume degli scambi finanziari è molto superiore al volume degli scambi reali. Attraverso fusioni e acquisizioni si esprime, in molti casi, il gioco pericoloso della moltiplicazione di una ricchezza che non cresce. Ciò genera ulteriori squilibri;
- persiste e si allarga, di conseguenza, il divario tra il nord (saturo e anziano) e il sud del mondo in cui si concentra ormai la maggioranza dei giovani;
- in Italia e in altri paesi industrializzati, il rientro dell’inflazione e l’aumento dei livelli di produttività sono avvenuti a scapito dell’occupazione e della solidarietà sociale. La politica economica finisce per esaurirsi nel controllo della congiuntura e nel governo delle grandezze monetarie e di bilancio. I “numeri" prendono il posto degli uomini, specie dei più deboli e quindi più bisognosi di “stato sociale”.
Ma contrariamente alle tesi del sistema dominante sull’inevitabilità della globalizzazione, sull’irreversibilità dei processi di liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione in atto, è evidente che esiste la possibilità non solo di pensare sviluppi e finalità diverse, ma anche di riuscire a metterli in atto, dando vita nei prossimi anni a una società organizzata e governata su principi, meccanismi, istituzioni e poteri differenti da quelli predicati sino ad oggi, che vanno in una direzione in cui l’economia deve ritornare a essere una forma di amministrare le risorse materiali al servizio dell’essere umano, che rimane il nostro valore centrale. Quindi nell’ottica di una riforma umanista del sistema economico proponiamo:
- una legge che preveda la partecipazione diretta al capitale e alle decisioni dell’impresa da parte dei lavoratori, affinché possano collocarsi sullo stesso piano dell’imprenditore attraverso una compartecipazione nella gestione aziendale;
- la riforma del sistema fiscale in base al criterio dell’effettiva capacità contributiva (chi ha di più deve pagare di più e chi ha appena il reddito per sopravvivere non deve pagare nulla) e della corretta allocazione degli investimenti produttivi;
- la creazione della banca municipale senza interessi (per poter combattere l’usura);
- la tassazione delle speculazioni internazionali mediante:
a) l’imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie mondiali,
Il 4 maggio del 1969 a Punta de Vacas, in un luogo impervio e lontano da ogni centro abitato, al confine fra Argentina e Cile, venne pronunciato il discorso che riportiamo integralmente, denominato La guarigione della sofferenza. Mario Rodríguez Cobos, Silo, pronunciò quel discorso. Quelle parole furono d'ispirazione per la nascita del Movimento Umanista nel Mondo.
«Se
sei venuto ad ascoltare un uomo che si suppone trasmetta la saggezza,
hai sbagliato strada, perché la saggezza non si trasmette né
attraverso i libri né attraverso i discorsi; la vera saggezza sta
nel fondo della tua coscienza, così come l’amore vero sta nel
fondo del tuo cuore.
Se
sei venuto spinto dai calunniatori e dagli ipocriti ad ascoltare
quest’uomo con il fine di usare ciò che ascolti come argomento
contro di lui, hai sbagliato strada, perché quest’uomo non è qui
per chiederti niente né per usarti, perché non ha bisogno di te.
Ascolti
un pover’uomo che non conosce le leggi che reggono l’Universo,
che non conosce le leggi della Storia, che ignora le relazioni che
legano i popoli. Quest’uomo si dirige alla tua coscienza lontano
dalle città e dalle loro malsane ambizioni. Là, nelle città, dove
ogni giorno è un affanno troncato dalla morte, dove all’amore
succede l’odio, dove al perdono segue la vendetta, là, nelle città
degli uomini ricchi e poveri, là, negli immensi campi degli uomini,
si è posato un manto di sofferenza e di tristezza.
Soffri
quando il dolore morde il tuo corpo. Soffri quando la fame si
impadronisce del tuo corpo. Ma non soffri solo per il dolore
immediato o per la fame che il tuo corpo sente; soffri anche per le
conseguenze delle malattie che colpiscono il tuo corpo.
Silo nel 2004 a Punta de Vacas.
Devi
comprendere che la sofferenza è di due tipi; c’è una sofferenza
che sorge in te a causa della malattia (e che può retrocedere grazie
al progresso della scienza, così come la fame può retrocedere
grazie, invece, al trionfo della giustizia). E c’è un’altra
sofferenza che non dipende dalla malattia del corpo ma che da essa
deriva: se sei paralizzato, se non puoi vedere, se non puoi udire,
soffri; tuttavia, anche se deriva dal tuo corpo, questa sofferenza è
della tua mente.
C’è
dunque un tipo di sofferenza che non può retrocedere di fronte al
progresso della scienza né di fronte al progresso della giustizia.
Questo tipo di sofferenza, che è strettamente legato alla tua mente,
retrocede di fronte alla fede, di fronte alla gioia di vivere, di
fronte all’amore. Devi sapere che questo tipo di sofferenza è
sempre basato sulla violenza che si trova nella tua coscienza. Soffri
perché temi di perdere ciò che hai, soffri per ciò che hai perduto
o per ciò che disperi di poter raggiungere. Soffri perché non hai,
o perché hai paura... Ecco i grandi nemici dell’uomo: la paura
delle malattie, la paura della povertà, la paura della morte, la
paura della solitudine. Queste sono tutte sofferenze proprie della
tua mente; tutte denunciano la violenza interna, la violenza che
esiste nella tua mente. Considera che questa violenza deriva sempre
dal desiderio. Quanto più violento è un uomo, tanto più grossolani
sono i suoi desideri.
Vorrei
raccontarti una storia accaduta molto tempo fa.
C’era
un viaggiatore che doveva fare un lungo cammino. Così attaccò il
suo cavallo al carro ed iniziò il viaggio; aveva un limite fisso di
tempo per giungere alla sua lontana destinazione. Chiamò l’animale
“Necessità” ed il carro “Desiderio”; chiamò una ruota
“Piacere” e l’altra “Dolore”. Il viaggiatore conduceva il
suo carro ora a destra ora a sinistra, ma non perdeva mai di vista la
sua meta. Quanto più velocemente procedeva il carro, tanto più
rapidamente si muovevano le ruote del piacere e del dolore, che erano
unite dallo stesso asse e trasportavano il carro del Desiderio.
Poiché il cammino era molto lungo il nostro viaggiatore si annoiava:
decise allora di decorare il carro adornandolo di ogni cosa bella, e
così fece. Ma il carro del Desiderio quanto più fu coperto di
ornamenti tanto più divenne pesante per la Necessità che lo
trainava. Ed infatti nelle curve e sugli erti pendii il povero
animale si accasciava, non potendo trascinare il carro del Desiderio.
E sulle strade sabbiose le ruote del Piacere e della Sofferenza
affondavano. Un giorno il viaggiatore disperò di arrivare a
destinazione perché il cammino era ancora molto lungo e la meta
ancora molto lontana. Allora, quando scese la notte, decise di
meditare; e mentre meditava udì il nitrito del suo cavallo. Comprese
il messaggio che questo gli inviava e così, la mattina seguente,
liberò il carro di tutti gli ornamenti, lo alleggerì di tutti i
pesi, e quella stessa mattina, molto presto, cominciò a trottare con
il suo animale, avanzando verso la sua destinazione. Ma il tempo che
aveva perduto era ormai irrecuperabile. La notte seguente tornò a
meditare e un nuovo avvertimento del suo amico gli fece comprendere
che ora doveva affrontare un nuovo compito; e questo compito era
doppiamente difficile perché significava il suo distacco, la perdita
del suo attaccamento. Di buon mattino sacrificò il carro del
Desiderio. E’ certo che così facendo perse la ruota del Piacere;
però, con essa, perse anche la ruota della Sofferenza. Montò in
groppa all’animale della Necessità e cominciò a galoppare per le
verdi praterie fino ad arrivare alla sua destinazione.
Considera
come il desiderio ti può limitare. Ci sono desideri di differente
qualità. Ci sono desideri grossolani e ci sono desideri elevati.
Eleva il desiderio! Supera il desiderio! Purifica il desiderio! Così
facendo dovrai sicuramente sacrificare la ruota del piacere ma con
essa perderai anche la ruota della sofferenza.
La
violenza nell’uomo, mossa dai desideri, non rimane racchiusa nella
sua coscienza, come una malattia, ma agisce anche nel mondo degli
altri uomini, si esercita sul resto degli esseri umani. Non credere
che quando parlo di violenza io mi riferisca solo alla guerra ed alle
armi con cui gli uomini distruggono gli uomini: questa è una forma
di violenza fisica. C’è una violenza economica. La violenza
economica è quella che ti fa sfruttare l’altro; eserciti violenza
economica quando derubi l’altro, quando non sei più il fratello
dell’altro ma un animale rapace nei confronti del tuo fratello. C’è
anche una violenza razziale. Credi di non esercitare violenza quando
perseguiti un altro perché è di razza differente dalla tua? Credi
di non esercitare violenza quando lo diffami perché è di razza
differente dalla tua? C’è una violenza religiosa. Credi di non
esercitare violenza quando non dai lavoro a qualcuno, o gli chiudi la
porta in faccia, o lo allontani da te perché non è della tua
religione? Credi di non essere violento quando rinchiudi tra le
sbarre della diffamazione chi non professa i tuoi princìpi? Quando
lo costringi a rinchiudersi nella sua famiglia? Quando lo costringi a
rinchiudersi tra i suoi cari perché non professa la tua religione?
Ci sono poi altre forme di violenza, quelle imposte dalla morale
filistea.
Tu
vuoi imporre il tuo modo di vivere ad altri, tu devi imporre la tua
vocazione ad altri... Ma chi ti ha detto che sei un esempio da
seguire? Ma chi ti ha detto che puoi imporre ad altri un modo di
vivere solo perché è quello che piace a te? Da dove viene lo
stampo, da dove viene il modello perché tu voglia imporlo?...
Questa è un’altra forma di violenza. Puoi porre fine alla
violenza, in te e negli altri e nel mondo che ti circonda, unicamente
con la fede interiore e la meditazione interiore. Le false soluzioni
non possono porre termine alla violenza. Questo mondo sta per
esplodere e non c’è modo di porre termine alla violenza! Non
cercare false vie d’uscita! Non c’è politica che possa risolvere
questa folle ansia di violenza. Nel pianeta non c’è partito né
movimento che possa porre termine alla violenza. Con false soluzioni
non è possibile estirpare la violenza che è nel mondo... Mi dicono
che i giovani, alle più diverse latitudini, cercano false vie
d’uscita per liberarsi della violenza e della sofferenza interiore
e si rivolgono alla droga come ad una soluzione. Non cercare false
vie d’uscita per porre termine alla violenza.
Fratello
mio: segui regole semplici, come sono semplici queste pietre, questa
neve e questo sole che ci benedice. Porta la pace in te e portala
agli altri. Fratello mio, là nella storia c’è l’essere umano
che mostra il volto della sofferenza: guarda quel volto pieno di
sofferenza... ma ricorda che è necessario andare avanti, che è
necessario imparare a ridere e che è necessario imparare ad amare.
A
te, fratello mio, lancio questa speranza; questa speranza di gioia,
questa speranza di amore affinché tu elevi il tuo cuore ed elevi il
tuo spirito, ed affinché non dimentichi di elevare il tuo corpo.»
Sabato 17 febbraio saremo alla manifestazione nazionale che partirà alle 14:00 da Piazza della Repubblica.
Afrin è una piccola cittadina che si trova nella Siria settentrionale nella zona del Rojava, regione divenuta famosa per essere il contenitore amministrativo e geografico di cui fa parte Kobane, la città che più è balzata agli onori delle cronache (anche occidentali) nel corso degli anni in cui è stata tenuta d'assedio dalle milizie di Daesh. Afrin è attualmente circondata di nemici e i soli a difenderli sono i kurdi delle YPG/YPJ. Come Partito Umanista di Roma ci saremo e aderiamo alla manifestazione per chiedere la pace nella regione e la libertà per Öcalan, detenuto ormai da troppo tempo nel carcere di Imralı.